Il football americano

 

Il Football americano: genesi e regole fondamentali.

Il football americano, diretto discendente del rugby, separatosi da quest’ultimo grazie alle regole elaborate da Walter Camp, nasce a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo  secolo, in America. Il livello professionistico si raggiunge, successivamente, nel 1922, con la creazione della National Football League (NFL), che diventerà la principale lega professionistica americana.

Le partite vengono disputate da due squadre, composte da 11 giocatori, in un gioco diviso in quarti dalla durata di 15 minuti semieffettivi ciascuno, con un intervallo da 15 minuti fra il secondo ed il terzo quarto.

La filosofia di fondo del football americano è quella della conquista del territorio: avanzando a più riprese sulle linee di yards,  le squadre cercano di raggiungere il punto di meta situato nella zona avversaria per posizionarvi la palla e mettere a segno così il colpo decisivo del touchdown. Il campo, della lunghezza di circa 100 metri (quasi quanto un campo da calcio) presenta ad entrambe le estremità le end-zone, ovvero la zona di meta, lunga, ciascuna, 10 metri. Infine, sempre nella stessa zona, vi sono situate due porte a forma di “U”, necessarie per i calci piazzati, situati a 3 metri circa di altezza, con una larghezza di 5 metri e mezzo.

Il pallone ovale, di cuoio o gomma, è più piccolo e affusolato di quello utilizzato nel rugby,  è lungo 28 cm con circonferenza al centro di circa 56 cm.

Il gioco inizia con il kick-off, dalle 35 yards, e si ripete all’inizio del secondo tempo ed ad ogni touchdown. Il gioco riprende dal punto in cui il pallone è stato fermato e la squadra che ha conquistato il possesso di palla giocherà in attacco. La squadra attaccante ha 4 tentativi (down in lingua inglese) per avanzare almeno di 10 yard, segnalate a bordo campo da una catena con due pali indicatori all’estremità. Durante ogni down la squadra in attacco può effettuare un solo passaggio in avanti che superi la linea di scrimmage (la linea virtuale parallela al lato corto del campo, dov’era posizionata la palla all’inizio dell’azione) mentre può effettuare retropassaggi senza limitazioni.

Ruolo determinante per la gestione del gioco, è senza dubbio quello del Quarterback (QB), un vero e proprio regista, che può scegliere, a seconda dello schema, se lanciare la palla ad un ricevitore, se passarla ad un corridore o tenerla pe se, per penetrare di forza in un varco nella difesa avversaria.

Il down termina quando la palla non viene ricevuta da un ricevitore (incomplete pass), quando il portatore di palla viene placcato o esce dal campo, o quando la palla esce dal campo in seguito ad una caduta accidentale (fumble).

Nel momento in cui la squadra attaccante non riesce a superare le 10 yard dopo aver giocato il quarto down, la squadra che attacca va in difesa ed il gioco riprende dalla posizione in cui si trovava la palla.

I punti, infine, possono essere segnati in diversi modi. La principale è senza dubbio quella del touchdown, che vale 6 punti e che dà diritto alla realizzazione (extra point), che può essere calciata tra i pali e che vale 1 punto o realizzata portando la palla nella end-zone, con valenza, questa volta, di 2 punti. Altri metodi per marcare, sono il field goal, da 3 punti, che consiste nel calcio fra i pali da effettuarsi durante i quattro tentativi a disposizione, e la safety, che consiste nel placcare il giocatore portatore di palla, nella propria end-zone.

Il football americano è senza dubbio uno sport che mette al centro di tutto il contatto fisico, ma altrettanto fa con la tecnica, la coordinazione e la sincronia fra le varie posizioni. Un gioco che trova la propria terra natia oltre oceano, ma che trova terreno altrettanto fertile in Europa ed in Italia, dove la prima realtà federale nasce  a metà degli anni ’80, con una articolazione in diverse divisioni,  organizzate al loro interno, per affinità territoriale: è proprio alla fine degli anni ’80 e più precisamente nel 1989, che nascono gli “Achei”, a Crotone.

Articolo pubblicato su “Il Crotonese”, sabato  24 giugno 2017


Il Quarterback

Joe Montana, Dan Marino, Payton Manning, Tom Brady, sono solo alcuni dei più forti e conosciuti quarterback di sempre, nella storia della NFL. Senza dubbio il ruolo più blasonato e popolare, nel mondo del football americano, anche agli occhi dei neofiti, è proprio quello del quarterback (abbreviato QB).

Il QB è il regista della squadra offensiva: in assoluto quello con una maggiore capacità di lettura del gioco. Deve essere in grado non solo di attuare il playbook, definito con il coaching staff ed il resto della squadra che, con lui, si muoverà in piena sintonia, ma dev’essere capace di leggere il gioco avversario e sfruttarne eventuali disattenzioni o deficienze.

Il quarterback, prima dell’inizio dell’azione, si trova posizionato dietro il centro. Quest’ultimo gli passerà la palla da sotto le gambe, dopo la chiamata del QB stesso, per poi esplodere, insieme agli altri giocatori di linea, sulla difesa avversaria, nel tentativo di proteggere QB, e concedergli secondi preziosi al fine di eseguire ciò che lo schema prevede.

Il QB si troverà quindi in quella che viene definita “tasca”, ovvero una barriera che ha la funzione di proteggere il “regista” dai blitz dei difensori avversari, che cercheranno di placcarlo o quantomeno di frapporsi fra lui e la corretta esecuzione dello schema.

A questo punto, dopo aver ricevuto la palla, il QB, potrebbe, a seconda di ciò che prevede lo schema, lanciare la palla ad un ricevitore, il quale sta eseguendo la sua “traccia” per farsi trovare nel posto giusto al momento giusto; potrebbe consegnare la palla ad un runningback, che cercherà di sfondare la linea avversaria, con l’aiuto delle proprie linee; ovvero, infine, potrebbe lui stesso decidere di correre con la palla. Quest’ultima scelta, potrebbe derivare sia da uno schema precedentemente definito o da una buona lettura del gioco avversario che fa emergere una disattenzione su questa possibile esecuzione.

Un elemento aggiunto per un ottimo quarterback, oltre alla precisione nei lanci e alla capacità di lettura, è senza dubbio la capacità di correre con il pallone, che si dimostra risolutiva quando ci si trova a poche yard dalla chiusura di un down o, ancora meglio, a poche yard dalla linea di meta.

Hermann Falbo, Quarterback titolare degli Achei, risponde ad alcune domande.

Come sei venuto a contatto con il football americano?

“Ho iniziato a giocare nel 2012. Sono venuto a contatto con il football e gli Achei, grazie a mio fratello Arturo, che giocava già da un anno: è stato amore a primo tocco, con la palla ovale.”

Quali sono le qualità più importanti che un QB dovrebbe avere?

“La freddezza, innanzi tutto. Durante il gioco,  non avere paura del contatto fisico ed avere fiducia nei propri compagni, soprattutto nelle linee che formano il muro contro la linea avversaria. La velocità nella corsa affiancata ad una buona prestanza fisica, sono doti fondamentali qualora si decida di correre la palla.  Riflessi pronti e soprattutto un ottimo e preciso lancio. Il quarterback è il fulcro dell’attacco: deve riuscire a coinvolgere la squadra e mantenere alto il morale, anche nei momenti più difficili, per condurla alla vittoria.”

Quali sono le tue aspettative rispetto alla prossima stagione?

“Beh, nella prossima stagione daremo, come sempre, il massimo. Cercheremo di arrivare alla seconda fase dei play-off, sfiorata per una manciata di punti in quest’ultima season.”

Articolo pubblicato su “Il Crotonese”, sabato  8 luglio 2017


Il Linebacker

Il linebacker (abbreviato LB), ideale proporzione tra massa, forza, cattiveria, velocità e capacità atletiche, è forse il ruolo più temuto della difesa.

Il linebacker si posiziona alle spalle ed ai lati della linea di difesa: il suo compito principale è quello di fermare le corse dei runningback e di aiutare i defensive back nella marcatura del gioco aereo, sui ricevitori avversari.

Le squadre possono avere da 1 a 4 linebackers sul campo, a seconda dell’allineamento della difesa su un particolare gioco. I Linebackers sono giocatori a multi-fattori che hanno bisogno di eccellere in diversi settori.

Forse più di ogni altra posizione difensiva, il linebacker ha bisogno di essere istintivo e veloce nel suo gioco. L’istinto gioca un ruolo decisivo nella diagnosi immediata di un gioco, soprattutto perché il linebacker deve essere l’uomo giusto al posto giusto, soprattutto deve sviluppare il proprio gioco senza mettersi mai in una posizione scomoda, cioè restare nella terra di nessuno.

I Linebackers sono principalmente degli osservatori e agiscono in base a quello che vedono: non hanno tempo per pensare. Anche un solo passo falso li lascia sul lato sbagliato di un buco su un gioco di corsa o fa in modo che lascino una corsia aperta per un TE.

Il Linebacker è una delle posizioni più difficili da giudicare, perché gran parte della valutazione è fatta senza conoscere le chiamate e il piazzamento. Ci sono situazioni in cui il linebacker sembra fuori posizione, ma probabilmente esiste una ragione per cui si posiziona in quel punto, forse semplicemente perché è stato allenato ad essere in quella posizione.

Ad ogni modo, questo è il ruolo per chi ha naso per il football: anche quando sembra essere fuori dal gioco, deve trovare il modo di essere sulla palla rapidamente e deve riuscire ad essere punitivo sull’ avversario, quando arriva. Istinto, fisicità e velocità giocano dei ruoli fondamentali in ogni posizione del linebacker.

Tra le qualità essenziali figura un’ottima capacità di lettura del gioco. Il LB deve leggere velocemente lo sviluppo dell’azione per contrastare l’avanzata avversaria, capire se si tratta di un lancio o di una corsa, e ridurre al minimo il guadagno.

Eseguita la lettura del gioco, è necessario effettuare un tackle perfetto: risulta fondamentale essere in grado di produrre placcaggi perfetti.

Il lavoro delle mani è vitale per questo ruolo, poichè i giocatori che ricoprono questo ruolo, devono essere in grado di usarle per allontanare gli avversari. Di converso, un buon LB, soprattutto un linebacker esterno, deve avere una buona capacità di accelerazione, in quanto il tight end avversario, una slot o un ricevitore, potrebbe trovarsi nella sua zona a ricevere un lancio del Quarterback.

Nel team degli Achei, storico linebacker, nonché capitano della squadra è Francesco Chicco Perri, che risponde ad alcune domande.

Come sei venuto a contatto con il football americano?

“Tutto ebbe inizio nel 2010, quando avevo diciassette anni. Così per caso, un ragazzo, soprannominato “Ringhio” mi disse che stava giocando in una squadra di football americano e mi invogliò ad andare a provare.

Io ero uno di quei ragazzini che non sapeva nemmeno che forma avesse il pallone da gioco, ma fu subito amore!

Mi colpì la disciplina che vigeva durante gli allenamenti, il senso di sacrificio che avevano quei ragazzi, ora miei compagni, in ogni singolo allenamento e la passione che ci mettevano i coach e i veterani nell’insegnare.

Cominciai dapprima con la squadra under 18 per poi militare nella squadra senior.”

Quali sono le propensioni che deve avere un ottimo linebacker?

Il ruolo del linebacker è l’esatto opposto del ruolo del quarterback: mentre il QB è il regista d’attacco il LB è la mente della difesa : dirige e coordina i compagni e soprattutto deve leggere e anticipare il gioco avversario.

La difficoltà di questo ruolo è che non c’è tempo per pensare, mentre per l’attacco c’è uno schema prestabilito e da eseguire, il linebacker chiama uno schema approssimativo in base alle tante varianti (yards per chiudere il down, posizioni avversarie ecc.), con il supporto dal coaching staff di difesa.

Per essere un buon linebacker bisogna essere veramente completi, ci vuole forza fisica, velocità, agilità, e soprattutto una grande dose di istinto.

Nel nostro campionato che è a 9 anziché 11, c’è più campo da coprire e quindi di conseguenza si corre di più e c’è bisogno di più resistenza.

Come vedi il prossimo futuro degli Achei?

Sono ancora giovane e c’è ancora molta strada da percorrere, l’importante è procedere con tanta umiltà e voglia di migliorarsi, il resto verrà da se.

Sono contento di far parte di un team come questo, in continua evoluzione e che investe tanto; un team giovane e che si impegna da anni in reclutamento e giovanili.

Da quest’anno abbiamo rinnovato la dirigenza, abbiamo più idee, iniziative, progetti, eventi, insomma stiamo lavorando per fare il salto di qualità.

Ogni nuovo anno l’obiettivo è quello di fare di più rispetto al precedente.

A breve ripartiremo con il reclutamento e vedremo di aggiungere qualche rookie al team già formato.

Articolo pubblicato su “Il Crotonese”, sabato  22 luglio 2017



Il Runningback

Se il quarterback è il regista dell’attacco, senza dubbio uno degli attori principali, se non il protagonista, è il runningback (abbreviato RB), preposto al gioco di corsa.

Il RB si schiera nelle vicinanze del quarterback, dietro, di fianco o davanti al QB a seconda dello schema, pronto a ricevere la palla, solitamente tra le mani o, meno generalmente, con un passaggio. Ricevuta la palla, correrà verso la end-zone avversaria, esternamente o internamente, in base al buco che gli uomini di linea saranno chiamati ad aprire.

Il runningback ricopre funzioni di blocco, invece, quando il gioco non si sviluppa sulla corsa ma su un lancio: in questo caso sarà suo compito proteggere il QB dall’incursione di defensive end o linebackers avversari.

Ci sono poi alcune “trick-play” che prevedono un lancio da parte del runningback, proprio come se fosse un QB.

Qualità fondamentali per un ottimo RB sono certamente la corsa e l’accelerazione: deve essere veloce nella corsa in linea retta, ma senza dubbio la capacità di cambiare passo e direzione risulta vitale. Il varco in cui dovrà entrare sarà conosciuto prima dello svolgimento dell’azione, ma il resto del suo lavoro sarà pura improvvisazione.

La sicurezza con la palla è fondamentale se si vuole evitare di perdere il possesso dell’ovale.                .

Nessun coach vuole vedere un fumble provocato da una palla non tenuta bene o non aderente al corpo: le palle perse sono una statistica che nessuna squadra vuole vincere. Quando il RB porta la palla questa deve essere alloggiata lungo il suo avambraccio, stretta tra il gomito e la mano piegata con le dita che afferrano saldamente la punta.

Nel team degli Achei, punta di forza del settore dei runningback è Anthony Brugnano, che risponde ad alcune domande.

Come sei venuto a contatto con il football americano?

 “Avevo appena compiuto 16 anni quando un mio amico mi propose di provare con lui questo sport che non conoscevo: me ne innamorai subito. Mi affascinò non solo il gioco in se, ma soprattutto l’atmosfera che si crea una volta entrati in squadra. Si condivide tutto con i propri compagni di squadra: sacrificio, sudore, onore e sconfitta, creandosi un indissolubile legame di fratellanza!”

Quali sono le doti che dovrebbe avere un ottimo runningback?

 “Penso che un buon runningback debba avere 1000 doti: grinta, agilità, velocità, tenacia, intelligenza e forza.

Ritengo poi,  che ci si debba allenare duramente, mettendo il 100% agli allenamenti che, di per se, non sono però sufficienti. Bisogna quindi associarli  ad una buona preparazione atletica nei giorni in cui non si svolge la preparazione tecnica con la squadra.”

Com’è andata questa ultima season e come ti stai preparando per la prossima?

 “Dopo quattro anni, penso che quest’ultimo sia stato, per me, il migliore in assoluto. Da quest’ultimo anno infatti, il coaching staff ha saputo cogliere a pieno le mie propensioni, spostandomi dal ruolo di cornerback  a quello di runningback, permettendomi di macinare oltre 400yards e di realizzare numerosi touchdown e realizzazioni. Dalla fine della stagione non ho mai smesso di allenarmi per ricominciare la nuova con una buona preparazione per dare il mio 100% ad ogni allenamento e il doppio ad ogni partita. “

Cosa ti senti di consigliare a chi vorrebbe affacciarsi al mondo del football americano?

 “Cominceremo verso metà settembre con una prima fase di preparazione atletica per poi arrivare, in modo graduale, ad indossare l’ attrezzatura. Consiglio a tutti quelli che, come me, non riescono a trovare la propria dimensione negli sport per così dire “ordinari”, di dare una chance al football americano: vi riserverà sorprese.

Mi preme aggiungere poi che sento dire molto spesso a tutti quelli a cui propongo di provare il football cose del tipo: “ma io non sono un bestione come voi”. Ogni dimensione e statura trova il proprio posto nel nostro team. In squadra abbiamo diversi ragazzi con fisici ordinari che si sono rivelati essere pilastri della nostra squadra. Persone che conquistano il titolo di MVP (il premio che si riconosce ad ogni partita ad i più meritevoli ndr) e che si guadagnano sul campo, tutti i giorni, la mia fiducia e quella dei miei compagni.”

Articolo pubblicato su “Il Crotonese”, sabato  5 Agosto 2017



Il Safety

I safety sono l’extrema ratio della difesa: disponendosi tra le 10 e le 15 yards dalla linea di scrimmage, e componendo la seconda linea difensiva, insieme ai cornerback, sono chiamati a svolgere compiti di raddoppio sugli avversari o a coprire eventuali falle della difesa.

I safety seguono lo sviluppo dell’azione avversaria da una posizione molto arretrata rispetto al resto della difesa ed intervengono nei punti caldi dell’azione, a supporto dei compagni. E’ inoltre loro responsabilità, in qualità di ultimi uomini, intervenire in extremis sugli attaccanti smarcarti.

Esistono due specializzazioni di questo ruolo: il free safety (FS) e la strong safety (SS).

Il SS ha il compito di coprire il lato forte, ovvero dove si dispone il tight end avversario: deve innanzitutto coprire le tracce eseguite da quest’ultimo e, in sua assenza, seguire le tracce dei wide receiver avversari. In ultima istanza, laddove non ci siano TE o Receivers da coprire, è chiamato ad eseguire il placcaggio sul runningback avversario. Solitamente chi ricopre questo ruolo, non ha una spiccata velocità, ma è più pesante del suo compagno FS.

Il FS invece, è il giocatore libero per eccellenza. E’ il giocatore più arretrato rispetto alla linea di scrimmage ed ultimo uomo della difesa. Deve seguire i giochi di lancio profondi e raddoppiare sul ricevitore scelto dal QB avversario per la ricezione. Chi è chiamato a ricoprire questo ruolo dev’essere veloce, scattante, dinamico ed in grado di apportare placcaggi efficaci.

In alcuni schemi speciali di difesa, i safety sono chiamati a penetrare la linea di difesa avversaria, ad eseguire un blitz, tentando di violare la sacca del QB avversario  per arrestarne le operazioni di lancio o pass.

Le safety sono coinvolte in una infinità di schemi difensivi, ma hanno due competenze precise da cui non possono prescindere: devono saper marcare a uomo ed a zona.

Le Free devono essere capaci ad effettuare veloci passi all’indietro per non perdere di vista la palla, mentre si posizionano nella zona, la Strong deve avere una capacità asfissiante quando si impegna nella copertura ad uomo.

Le safety in campo aperto devono possedere una particolare mobilità di fianchi, perché da questa agilità deriva la possibilità di correre con i ricevitori nei tagli e nelle tracce, senza perdere di vista il gioco. Equilibrio ed agilità sono indispensabili, perché velocemente una safety deve passare dalla corsa all’indietro ad una corsa normale, con movimento fluido, continuo e senza perdere velocità.

Come detto, la safety ideale è atletico come un cornerback e duro come un linebacker. Naturalmente è un detto, non è così semplice, ma la capacità di portare dei duri tackle sono un aspetto che si vede nei migliori interpreti del ruolo.

Nel nostro team, interpreti di questo ruolo sono Fofò De Gennaro, nel ruolo di Free Safety e Giacomo Gagliardi, nel ruolo di Strong Safety. Entrambi rispondo ad alcune domande.

 

Fofò De Gennaro – Free Safety

Quali sono le doti che dovrebbe avere un ottimo safety?

“Senza dubbio capire il più velocemente possibile l’evoluzione dell’azione ed essere scattante per coprire la distanza che ci separa dal portatore di palla per eseguire un tackle perfetto.”

Com’è andata questa ultima stagione, per te?

“C’è da dire che è stato il mio primo anno da safety e non mi posso certamente lamentare, anzi, trovo sia un ruolo che mi si addice molto. Sono riuscito a massimizzare la mia tenacia e il mio istinto da tackler portando a casa oltre 35 placcaggi posizionandomi come top tackler del team.”

Cosa ti senti di consigliare a chi vorrebbe affacciarsi al mondo del football americano?

“Che farebbe sicuramente un’ottima scelta. Il football non è solo uno sport ma è una famiglia: si deve avere molta fiducia nel compagno al proprio fianco ma soprattutto ci si deve sacrificare per il gruppo. Gli allenamenti ci permettono di migliorare e di essere pronti al massimo per le partite, dove si vivono momenti indelebili che  difficilmente si possono descrivere.”

 

Giacomo Gagliardi – Strong Safety

Come descriveresti questa prima stagione con gli Achei?

“Emozionante. È stato amore a prima “testata”. Gruppo fantastico ed anche se nuovo dello sport, mi hanno fatto sentire subito accolto e di famiglia. La stagione è stata molto intensa e ne siamo usciti a testa alta.”

Portare a casa il premio MVP come best rookie e piazzarsi come secondo placcatore di squadra, dev’essere stata una grande emozione, dicci di più.

“Per me è stato un onore grandissimo. Inizialmente da rookie le mie speranze di giocare titolare erano bassissime, ma durante la stagione ho dato anima e corpo in allenamento ed i Coach hanno deciso di darmi fiducia. Ho fatto il possibile per non deludere loro e tutta la squadra.”

Come vedi il tuo futuro negli Achei?

“Roseo. Vedo una dirigenza rinnovata con tantissima voglia di fare, vedo un gruppo carico e rodato pronto a fare carte false per avere il miglior risultato possibile quest’anno. Come team credo che siamo pronti a dare il 110%.”

Articolo pubblicato su “Il Crotonese”, sabato  12 Agosto 2017



Il Wide Receiver

Nel football americano, ci sono alcuni giocatori che devono correre a velocità  olimpiche, stile Usain Bolt, ma al contempo essere in grado di ricevere palloni che fluttuano dalle loro parti: sono i wide receiver (WR, ricevitori in italiano) che, nel nostro campionato a nove giocatori, possono variare da uno a quattro a seconda dello schema.

Non è possibile identificare il fisico tipo di un ricevitore; sono, in generale, i più contenuti di corporatura, rispetto al resto del team, soprattutto per quanto attiene al peso. Essere alti e snelli potrebbe essere un vantaggio per giocare in questo ruolo, ma non è un da considerare un limite, soprattutto quando ci si trova davanti a WR non particolarmente alti che però possiedono un’eccezionale capacità di possesso palla.

Nelle azioni di passaggio, il WR esegue la traccia definita nello schema e cerca di liberarsi del marcatore difensivo (solitamente un cornerback) e degli altri giocatori della difesa. Liberatosi da qualsiasi ostacolo il QB potrebbe sceglierlo come target del lancio: in questo caso il compito principale del receiver sarà agguantare la palla prima che tocchi terra e correre verso la endzone avversaria, per guadagnare quante più yards possibili e segnare un touchdown.

Risulta essenziale possedere alcune skills, tra cui la capacità di accelerazione, di corsa, di smarcarsi dall’avversario e di ricevere la palla.

Bisogna saper correre come un centometrista, scattare appena si riceve il “go” da parte del QB e togliere di mezzo il cornerback avversario, con finte e cambi di direzione. Il punto cruciale dell’azione è senza dubbio la ricezione: è qui che un ordinario ricevitore si trasforma in uno straordinario ricevitore; è qui che le azioni diventano sensazionali ed il pubblico si infiamma. Le mani devono essere poste a contatto fra di loro, tra indici e pollici, per formare un ideale rombo nel quale si andrà ad inserire la palla. Se il passaggio tenderà verso il basso, si porranno le mani e “cestello”, con i mignoli a contatto, per rendere ottimale la ricezione ed evitare che la palla possa cadere a terra prima di averne avuto il contatto per qualche secondo ed averne quindi un passaggio incompleto.

Sarà essenziale, inoltre, svolgere alla perfezione la traccia dello schema: il QB infatti, che conosce a memoria gli schemi, immagina in ogni momento dell’esecuzione, la posizione di tutti i wide receiver. Se il ricevitore non svolgesse lo schema e si trovasse in una posizione non predefinita, difficilmente si vedrebbe lanciare un pallone.

Compiti marginali che possono essere assegnati ai WR, sono quelli di blocco o di passaggio in alcune trick play.

 

Top player della stagione 2017, premiato con il premio offense MVP, convocato agli all star game in rappresentanza degli Achei per il team sud, è Salvatore Persico, che risponde ad alcune domande.

Quali sono le doti che dovrebbe avere un ottimo ricevitore?

“Le migliori doti sono velocità, esplosività ed ottima presa. L’allenamento di un ricevitore sul campo dev’essere sugli scatti, cambi di direzione, traiettorie a gogo, e tecniche di presa anche con difensori che ti ostacolano.”

Il ricevitore è un ruolo che non preclude il gioco ad atleti con fisici non particolarmente grossi, come nel resto del team. Cosa ti senti di consigliare a chi vorrebbe affacciarsi al mondo del football americano e, come te, ha un fisico, per così dire, “ordinario”?

“Il football americano è uno sport che ha bisogno di atleti con doti differenti. Di fianco agli omoni di linea, ci siamo noi ricevitori, gente dal fisico comune, seppur preparato ed allenato, che porta la palla in endzone per segnare un touchdown vincente!  La condizione fisica non deve essere vissuta come una componente limitante. Il nostro percorso di preparazione atletica, fisica e tecnica, che quest’anno comincerà il 15 settembre, mira a forgiare i giocatori di football di domani. E’ essenziale mettere la testa e l’impegno, tutto il resto verrà da se, traguardi e soddisfazioni compresi.”

 Quali sono i tuoi prossimi obiettivi personali e quali quelli di squadra?

“Ovviamente il mio obiettivo principale è crescere. Credo che dopo aver conquistato la qualificazione agli star game quest’anno, l’obiettivo più in alto sia vincere il superbowl o quantomeno qualificarci come campioni della south conference, con la mia famiglia, gli Achei. Il sogno invece, sarebbe quello di arrivare ad indossare la maglia blu, in nazionale.”